Il cambiamento sui tacchi

Il cambiamento sui tacchi

Quando una scarpa può cambiare la vita senza essere Cenerentola

A volte nella vita si ha bisogno di un fresh start, to clean everything up, tagliare i rami secchi e ripartire, magari con un bel cambio. Presente quando dici, vado dal parrucchiere e in preda ad un raptus, voglia di primavera, voglia di cambiamento, voglia di svolte, gli dici, taglia tutto! cambia colore! vai col fucsia!
No? Nemmeno io.
Fa niente.
Altre volte il raptus / la voglia di cambiamento si concretizza in una scarpa col tacco.
Vi racconto questa. Una storia vera.

Una signora su Facebook che segue la nostra pagina e soprattutto che è con me nei vari gruppi dei libri, perché Valentina (io), la titolare di Valentina Calzature, è una lettrice forte, insomma dicevo questa gentile signora milanese mi chiede un paio di scarpe con i tacchi da portare per la prima volta nella sua vita.

La richiesta mi stuzzica e mi metto in moto per trovare le scarpe adatte per cambiare questa vita.

Mi dice la signora “voglio cominciare a portare i tacchi, voglio provare l’ebbrezza dell’altezza e un po’ di autostima”. Mi sembra curioso come si pensi tacco = autostima, certo il tacco cambia completamente il modo di camminare, aumenta l’altezza e slancia la gamba, rende insicure e aumenta la femminilità.. Ma allora l’autostima arriva solo se siamo femminili? Ma che cavolo di educazione è? Lasciamo stare, su questo farò una tirata in altra sede.

Dicevamo, santo tacco, maledetto tacco. Bisogna accorciare il passo, alleggerire il peso sul piede, essere libellule (ah ah ah), avere più equilibrio, insomma si entra in una dimensione parallela in cui la comodità e il benessere sono pressoché sconosciuti.

Per fortuna però oggi le ditte di scarpe hanno capito che siamo un po’ meno disposte a soffrire per belle apparire e che le scarpe scomode le possono mettere là dove non batte il sole. Hanno allora cominciato ad inserire accorgimenti tipo il plateau, un bilanciamento migliore tacco/scarpe, il santo benedetto cuscinetto imbottito (spesso in memory gel o gel) sotto al tallone, oppure ancora come fa la Tamaris, un sistema di ammortizzamento interno al tacco stesso. et voilà, portare i tacchi diventa accessibile, soprattutto se ci si rivolge naturalmente al negozio migliore del pianeta, cioè Valentina Calzature, ovvio.

E va bene, oltre a scarpe vendo anche felicità e in questo caso ebbrezza, come direbbe il pusher al parco. Procediamo.

Dunque, per rivoluzionare la vita della signora, occorre un tacco che non sia troppo impegnativo ma vada oltre al block heel, che quello è un’altra cosa, il block heel è una donnaSandali block heel che vive in trincea e affronta la vita come una battaglia, che entra nelle situazioni a passo di carica e che ama sentirsi solida e stabile anche sui terreni più accidentati e che magari è una fan di Woodstock. Ci sta bene. Che tocco di classe.

Allora, escluso il block heel, come si fa? La mia mente geniale suggerisce di optare per un tacco in gomma , che non è certamente elegante, però è comodissimo, e quindi chi se ne frega, no?

Tacco comodo, camminata slanciata e sicura, scarpe moderne, e felicità che fiocca a palle grosse.

E quindi è andata così, il primo paio per la gentile signora milanese è stato un tacco 6 cm in
gomma, e su una scarpa non aperta ma incrociata, in modo che i passanti in pelle tenessero il piede e dessero maggiore sicurezza.

Per affrontare il cambiamento radicale, elevarsi in autostima ed essere inondate di ebbrezza senza timori occorre almeno inizialmente allacciare qualche cintura per evitare cadute e distorsioni (letterali e psicologiche).

Successivamente il secondo paio della signora è stato uno splendido charleston con un classico tacco in legno, e alto 7 cm.

La strada verso la felicità è ormai spianata, i passi sono più ampi e sicuri, e il prossimo obiettivo sarà la corsa sui tacchi, perché no!

Buona felicità, signora milanese, arrivederci e grazie.